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23 Ott

Buon giorno colleghi,

questa mattina mi sono svegliata con un pensiero in testa .

Prima verifica di italiano in prima, non certo la prima per me ma di sicuro la prima per i miei nuovi alunni e per i loro genitori. Verifica molto semplice sulla vocale A. Pochi esercizi presentati con le medesime modalità con cui li abbiamo affrontati in classe.

Valutare. Punto.

Insegno da anni ma devo ammettere che la questione della valutazione ancora non mi è chiara .

Mi ci metto sempre di impegno ma chissà come mai ogni volta che prendo in mano la penna rossa ( …meglio rosa o verde in prima…?) una serie di domande mi assalgono e, poco importa se  sono sempre le stesse, perché nonostante io creda di aver trovato delle riposte, ogni volta tornano a ripresentarsi più assillanti di prima. Ad un tratto squilla il telefono e mi ritrovo a rispondere ad altre domande, molto simili alle mie, che mi vengono poste dalla collega in anno di prova che mi chiama (…sono la sua tutor) per cercare delle risposte. Chiama me , perché sarei quella esperta.

Valutare. Appunto.

Ho riassunto le mie perplessità sulla valutazione in quella che ho chiamato IL DUBBIO DELLE TRE Q

Q Q Q  : qualcosa, qualcuno, quant’altro….

Sto valutando qualcosa o qualcuno? Entrambi ?

Sto valutando una serie di segni scritti su un foglio o qualcos’altro? E cos’ altro ?

Una cosa è certa: una bella valutazione oggettiva ti toglie da ogni impiccio perché di fronte ad una griglia numerica e ad un voto espresso in modo insindacabile, nessun alunno o genitore potrà mai attaccarci. Si dorme più tranquilli veramente ? Io no

Io non ci sono mai riuscita perché valutare in modo così oggettivo mi mette di fronte alle famigerate tre Q. Perché ci sono una serie di considerazioni da fare, ad esempio il fatto che ogni errore è diverso, ogni errore ha un peso diverso.

Ad esempio penso al bambino straniero che riconosce la vocale A quando la vede ma non quando la sente perché nella sua lingua non è un suono abituale.; al bambino iperattivo che non riesce ad ascoltare fino in fondo la consegna dell’esercizio e quindi non ha ben capito cosa deve fare, a quello un po’ svantaggiato socialmente che sente i genitori che parlano solo in dialetto e che non sa dare un nome all’immagine raffigurata perché a casa sua la parola “altalena” proprio non l’ha mai sentita. Quindi?

Quindi bisognerebbe tener conto di questi aspetti e pensare sempre al punto di partenza di ciascuno e allo sforzo investito per arrivare ad un dato risultato, del percorso fatto e delle variabili che potrebbero aver condizionato questo o quell’apprendimento. Pensando agli alunni poi, prendere cinque in prima elementare che cosa significa?

Significa che non sono stato capace. Significa che nonostante io sia venuto a scuola tutti i giorni e abbia cantato le canzoncine con i miei amici e abbia scritto le paginette con una certa cura magari proprio come gli altri , quando tornerò a casa oggi non sventolerò il foglio dicendo che ho imparato bene . E non so il perché. Quindi  forse domani lo farò con un po’ meno voglia perché alla fine anche se mi impegno tanto non ci riesco ? Può darsi…

Personalmente ho iniziato a valutare le mie verifiche per obiettivi singoli: quattro obiettivi , quattro esercizi, quattro voti diversi. Voti che parlano, che dicono che non hai capito questa cosa ma questa invece sì, che sei più in difficoltà su questo apprendimento mentre su quest’altro sei riuscito meglio. Quindi non solo valutare, ma valutare al fine ( anche ) di valorizzare?

Perché diciamolo, ad indicare quello in cui non sei capace siamo bravi tutti, ma a valorizzare ciò che invece sai fare bene ? Siamo proprio sicuri di farlo sempre? Personalmente no, a volte lo dimentico.

Valorizzare.

Mi piacerebbe davvero che le mie tre Q si trasformassero nelle tre V:

Verificare .Valorizzare . Vincere

Maestra Elena

 

 

 

 

 

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